Conte torna in tivù e rispunta il "metodo Casalino"

L’intervista di Lucia Annunziata all’ex premier Giuseppe Conte è senza fuochi o fiamme, forse merito del ritorno di Casalino. E, intanto, sull’ex gieffe non si fermano le polemiche in casa M5S

Giuseppe Conte, una volta risolto il contenzioso con Davide Casaleggio, ha scelto la trasmissione della domenica pomeriggio condotta da Lucia Annunziata per delineare i contorni del nuovo M5S che si appresta a guidare.

Una scelta che ha lasciato un po’ di stucco un osservatore attento come Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, che a ilGiornale.it fa notare: “Con l’ospitata di Conte a Mezz’ora in più direi che il caso Annunziata, che aveva avanzato una richiesta di audizione in Vigilanza, possa dirsi risolto”. Lo scorso 23 maggio, infatti, la conduttrice del programma aveva dovuto leggere una lunga lettera in cui l’ex premier le contestava l’accostamento fra la vicenda delle consulenze per la compravendita di un albergo a Venezia prima di arrivare a Palazzo Chigi, e il caso dell’esponente della Lega, Claudio Durigon. “Chiederò al presidente Barachini di rigettare l’ipotesi di ascoltare la conduttrice, visto che il caso si è risolto alla ‘volemose bene’: dall’arrogante minaccia di querela del leader M5s siamo passati all’intervista senza affrontare neanche di striscio il casus belli, le ricche parcelle ricevute da Conte da un imprenditore bancarottiere. Davvero imbarazzante. È la conferma che è più attuale che mai la necessità di fare luce sul Metodo Casalino”, anticipa Anzaldi che si chiede: “Quindi è stata tutta una sceneggiata?”. Il deputato renziano si dice convinto che sia ancora più urgente “che la commissione di Vigilanza si occupi del Sistema Casalino, alla luce del suo ritorno con tanto di doppio stipendio da Camera e Senato”.

E, proprio sul doppio stipendio dell’ex portavoce di Palazzo Chigi, non si fermano le polemiche sia dentro sia fuori il M5S. Un fuoriuscito come il deputato Pino Cabras è convinto che, dietro l’intervista ‘alla volemose bene’ ci sia, ovviamente, lo zampino di Rocco Casalino e, in merito al suo compenso, polemicamente dice: “Ho l’impressione che, per convincere il sistema politico a tagliare i costi della politica, hanno dovuto stipendiare dei costosi consulenti e, quindi, la politica ritorna ad essere cara”. Dentro i Cinquestelle c’è chi difende la scelta della doppia retribuzione per l’ex gieffino e chiarisce: “Il fatto che uno abbia una retribuzione divisa tra i gruppi non significa avere il doppio stipendio e che i due gruppi, per ragioni amministrative, si dividano i costi è una cosa assolutamente normale”. Casalino, fanno notare dentro il M5S, “non è l’unico ad avere lo stipendio spalmato così. Anzi, l’intero staff social di Salvini prima era assunto al Viminale e, oggi Morisi è assunto nel gruppo del Senato”. E chiosano: “Si sa che i partiti non hanno molti soldi e sono i gruppi a guidare l’attività politica e, quindi, anche il personale sta perlopiù ai gruppi”.

Non tutti, però, sono così magnanimi con il ‘nuovo dipendente’ del Movimento. “Quel che ci domandiamo è: ‘Noi diamo tutti questi soldi a Casalino, ma lui per chi lavora?’ Ed è chiaro che lavorerà per Conte, non per i parlamentari”, ci dice un deputato alla seconda legislatura che ci chiede di mantenere l’anonimato. “Integriamo Casalino nello staff perché ci viene chiesto di dare una mano e non c’è alcun problema sulla legittimità dell’assunzione, ma si sa che Rocco è una figura ingombrante…”. E, soprattutto, molto esosa. Tanto esosa che “hanno spalmato il suo stipendio per evitare che prendesse più di un dipendente apicale altrimenti il capo della comunicazione della Camera avrebbe potuto far causa al M5S”. Un capo, in quanto tale, non può prendere meno di un collaboratore. Insomma, “è stato trovato un cavillo, ossia dividere il costo dello stipendio di Casalino tra Camera e Senato, per evitare questo tipo di problema”. “Se, però, si uniscono i due stipendi è chiaro che, di fatto, Casalino prende di più degli apicali…”, concludono maliziosamente i suoi detrattori che confermano come il M5S sia incappato nell’ennesima contraddizione: i costi della politica devono essere bassi, ma per gli amici del M5S si può sempre fare un’eccezione.

fonte: ilgiornale

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