Il 2020 della tecnologia: un anno in remoto

Se pensi alla tecnologia, pensi al futuro. Pensi a cose nuove e mai viste prima, come sogni che si avverano, cose fino a pochi anni prima impensabili e che ora, non sai nemmeno come, puoi stringere tra le mani. Ma il 2020 non è stato così. Non è stato l’anno dell’innovazione, della scoperta. Ma quello della riscoperta. L’anno in cui ci siamo resi conto di cosa era capace la tecnologia che già avevamo, e anche da un bel pezzo. Perché se è vero che quest’anno ci ha portato nuovi smartphone, i processori M1 di Apple, le console di nuova generazione e tanto altro, l’oggetto di culto di questo sventurato 2020 è quasi un reperto archeologico: la webcam.   Eppure di fotocamere siamo pieni, a partire dai nostri smartphone. Ma una volta seduti davanti al pc, o al portatile, c’era bisogno di qualcosa in più. Attraverso quell’occhio digitale, spesso vetusto, integrato, sgranato, sfocato e dai colori troppo spenti o troppo intensi, esaurito su ogni shop online, abbiamo vissuto 365 giorni di vita in remoto, convincendoci di poter convertire e comprimere la nostra quotidianità in una videochiamata. Un obiettivo impossibile prima di tutto a livello umano e poi tecnologico, visto il digital divide, culturale e infrastrutturale, tipico dello stivale. Eppure Skype, Zoom, Telegram, Whatsapp e tutti i loro fratelli ci hanno sostenuto e traghettato lungo le rapide della pandemia, tenendo in vita, seppur precariamente, le nostre vite di tutti i giorni. E creando nuovi spazi economici in grado di ribaltare equilibri che credevamo immodificabili. Abbiamo vissuto mille vite grazie ai videogiochi, consumato tutto lo streaming possibile, in audio e video, siamo entrati nelle case di tutti e abbiamo fatto della nostra casa uno studio televisivo, trasmettendo poi in diretta su Twitch, Facebook, YouTube.   Passato l’entusiasmo iniziale, che all’inizio dell’ottovolante ci faceva credere che tutto sarebbe finito presto e bene, ci siamo poi resi conto che sì, tutto o quasi si può fare da remoto, ma che non sarà mai abbastanza. Dato da quel virus che ci ha allontanato, vero, ma anche ricordato quanto sia prezioso e insostituibile il faccia a faccia. E usciti dalla selva oscura non potremo più permetterci di vivere di assoluti, come i Sith di Star Wars. Che tra gli Apocalittici e Integrati dovremo imparare a sederci nel mezzo, come fece Umberto Eco, e abbracciare il nuovo corso. Un nuovo corso economico, con i film in prima visione che usciranno in sala e in streaming in contemporanea, con le settimane di lavoro divise a metà tra ufficio e casa (o qualsiasi altro luogo), con la scuola in presenza ma finalmente più digitale, con modalità più interattive per abbracciare virtualmente chi sta dall’altra parte del globo, per convincerci finalmente che i videogiochi sono uno spazio sociale e non una perdita di tempo, e che i social network possono essere luoghi migliori e diversi da quanto sono stati fino ad oggi. La tecnologia, in fondo, non nasce dal vuoto pneumatico ma è un’estensione di ciò che siamo. L’augurio, per il 2021, è ricordarci che per quanto indistinguibile dalla magia, parafrasando Arthur C. Clarke, qualunque forma sufficientemente avanzata di tecnologia avrà sempre bisogno della sua controparte umana.

fonte: rainews

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